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NDE di Krista G

Descrizione dell'esperienza:

Durante la primavera del 2000 stavo finendo gli ultimi mesi del mio dottorato. Diventare un assistente medico era stato un mio desiderio per tutta la vita, e avevo trascorso anni di sacrificio e dedizione per conseguirlo. Avevo sposato mio marito nell' autunno del mio primo semestre, e un anno dopo aspettavamo un bambino.
Laureatami e diventata al contempo madre, non immaginavo doni maggiori di questi per me. Mentre mi concentravo sul completamento della mia pratica clinica e studiavo per gli esami di abilitazione, sognavo durante il giorno le cose che avrei potuto fare.
Con mio marito ci eravamo trasferiti da New York in Florida nel gennaio del 2000 e a febbraio andai a fare i miei primi ultrasuoni. mentre il medico muoveva la sonda sul mi addome ci mostrava le fattezze del cranio e del femore del bambino, e nel frattempo lo misurava. "Il bambino si sta sviluppando bene" disse e sembrava compiaciuto. Mentre continuava a muovere la sonda, intravedemmo un piede del bambino. Indicò un dito a mio marito "E' tuo figlio non c'è dubbio" poichè il suo secondo dito era leggermente deformato come quello di mio marito. Ne stavamo ridendo quando il comportamento del dottore cambiò.

"Voglio che vediate questa cosa". Posizionando la sonda per vedere i reni del bambino, ci mostrò che vi era un accumulo di fluido. Per qualche motivo, non stava filtrando bene. Non ne era sicuro, ma poteva essere tanto una deformazione benigna quanto un problema genetico potenzialmente fatale. "Vorrei sapervi dire di più". Questo accadde di venerdì.
Nella pratica medica, nel formulare la cosiddetta diagnosi differenziale, tutte le cause possibili di una malattia debbono essere prese in considerazione senza escluderne nessuna finchè non dimostrate come escludibili. Il modo di dire "pensa a un cavallo non a una zebra" serve a ricordarci che la causa più comune è probabilmente quella giusta.
Mentre aspettavamo l'appuntamento del lunedì, feci una ricerca per le diagnosi differenziali di idronefrosi, ovvero eccesso di fludi nei reni, cercando di mantenermi positiva riguardo alle sue cause, dicendomi che poteva essere qualcosa che si sarebbe risolta da sè. Nonostante pensassi cavalli, i miei pensieri tornavano alle zebre.
Mentre io e mio marito ci preoccupavamo, mia suocera ci disse che ebbe problemi ai reni da piccola e che fu sottoposta a chirurgia correttiva da adulta. Decidemmo che poteva trattarsi di chirurgia per una occlusione uretropelvica del dotto che collegava i reni alla vescica. Con questa idea tutti tirammo un respiro di sollievo. Il problema del nostro bambino poteva dunque essere ereditario! Si accordava con quanto gli ultrasuoni dicevano, ed era correggibile. I miei pensieri tornarono subito ai cavalli, e rimasero tali per tutto il resto di quel lungo ed emotivo weekend.
Di lunedì ci rivedemmo con il medico, che fu d'accordo neldire che allora si poteva trattare di una malformazione dell' uretra e decidemmo di fare ulteriori test.
Schivato così il primo proiettile.

Quattro mesi dopo, durante lìultimo mese della mia gravidanza, mi venne prospettata la possibilità di un parto prematuro. Lo si poteva indurre a trentacinque settimane, e un urologo pediatra avrebbe potuto valutare la condizione del bambino un po' prima anzichè un po' dopo. Non era fondamentale che il parto avvenisse prematuramente, ma era una opzione sul tavolo.
Cercavo di non darlo a vedere ma ero preoccupata che se non avessi adottato questo piano, la salute di mia figlia avrebbe potuto essere messa in pericolo a lunga scadenza, ma esitavo a trarre ancora una conclusione definitiva.
Partorire la bambina prima significava essere portata alle doglie e sapevo che se vi si viene indotte la possibilità di un cesareo si fa più elevata. Desideravo intensamente di avere un parto normale, ma non potevo aggrapparmi a quel desiderio. Una settimana poteva fare potenzialmente la differenza, per cui decisi di procedere con la induzione.
Nel pomeriggio del 16 luglio 2000 venni ammessa nel reparto ospedaliero idoneo ed iniziarono le procedure. Ero una portatice di streptococco del ceppo B, che poteva mettere a rischio la vita del bambino mentre si muoveva lungo l' utero. Era necessario pre-trattarmi con antibiotici prima di avviare l' induzione. La penicillina mi venne somministrata intravenosa per acluni minuti quando sentii una strana sensazione al petto. Il cuore mi batteva veloce e irregolarmente.
Dissi subito all' infermiera cosa stava succedendo e fermò l'intravenosa. Pochi secondi dopo la mia sensazione al petto scomparve. Ulteriore antibiotico doveva essere somministrato e mentre l'infermiera lo dispensava di nuovo sentii brevemente e ancora la stessa sensazione. La sola spiegazione possibile era che fosse una qualche reazione allergica. Questo mi sorprese, per quanto ne sapevo non ero allergica a niente, ma potevo avere sviluppato qualcosa durante la mia gravidanza.

Decisero per un altro antibiotico e questo non fece tornare quella strana sensazione. Mentre poi io mia madre e mio marito stavamo in ospedale durante un lungo pomeriggio, Pitocin, il medicinale che avrebbe kindotto le contrazioni nel mio utero, venne somministrato. Benchè non me ne ricordi, mi dissero che la notte fu priva di eventi particolari. E questo fu un bene, perchè la mattina dopo avrebbe abbondantemente compensato le cose.
Il mattino dopo le mie contrazioni erano forti ma irregolari. Alle 8am mi ero dilatata solo di 3 cm. L' infermiera ruppe il sacco amniotico per incrementare ulteriormente le contrazioni. Dopo tredici ore, continuavo a progredire troppo lentamente. Contrazioni prolungate in un paziente che reca con sè streptococchi del tipo B aumenta il rischio di infezione per il bambino ad ogni ora che passa, persino con l' ausilio degli antibiotici. E benchè cercassi di resistervi con tutte le mie speranze, capivo che un cesareo era nel mio orizzonte imminente.
Il Pitocin causa contrazioni insolitamente potenti e benchè mi fossi dilatata solo di 3 cm avevo spasmi molto forti e dolorosi. Immaginando ne avrei avuto bisogno comunque per un cesareo, chiesi una epidurale. Una volta fatta, stetti lì a guardare il monitor accanto al mio letto. Sapevo cosa tenere d'occhio sullo schermo e notavo che quando avevo contrazioni le pulsaszioni del mio bambino a volte andavano sotto le sessanta. Erano pericolosamente basse, e chiamai l'infermiera per dirle questa cosa.
Meno di un minuto dopo tornò per dirmi cosa bisognava fare. benchè il cesareo era la scelta ovvia, internamente continuavo a resistere come avevo resistito all' idea di partorire prematuramente.

Durante tutto il tempo il monitoraggio costante del bambino era necessario, così posizionarono una sonda sul cuoio capelluto del bambino. Io stessa ne avevo piazzate alcune durante la mia pratica medica, ma la idea di qualcosa sulla testa del mio bambino non mi piaceva affatto. Mentre pensavo a queste cose sentii di nuovo quella sensazione di battiti perduti nel petto che avevo avuto la volta precedente, solo che adesso erano molto peggiori. "Respiro male", e lo avevo appena detto che passai da respirar male a quasi non riuscirci.
UN caos enorme si sviluppò subito nella stanza, e mi misero su un fianco per consentire maggiore afflusso di sangue al bambino. Mi sbatterono infaccia una maschera di ossigeno. Mia madre e marito vennero fatti subito allontanare dalla stanza. Non riuscivo a respirare a sufficienza e sembrava quasi che non ci riuscissi più. Nel giro di pochi secondi mi misero in lettiga e mi precipitarono nle corridoio. A pochi metri dalla sala operatoria iniziai a setnire i suoni come distanti. mentre svenivo, l'ultima cosa che ricordai fu il suono che io stessa emisi. Era un disperato tentativo di respirare.
Il mio cuore si fermò alle 9:18am.
Non c'è una cosa come "il momento della morte": l'istante in cui non ci sono più segni di vita, e il momento in cui la nostra coscienza lascia il nostro corpo, sono piuttosto un continuo.

Da un punto di vista cosciente, passarono alcuni secondi fra l'essere nel corridoio e la visuale che io ebbi dall' alto. Cosa accadde alla mia coscienza durante questo intervallo, io non lo so. Forse la mia coscienza si raggrinzì collassando in una singolarità prima di esplodere fuori in una nuvola nero-grigia di materia parcellizzata. O forse traspirò dai confini del mio sè a poco a poco, accumulandosi in un conglomerato di qualcosa che adesso stava volteggiando sopra il mio corpo.
La distanza fra la mia coscienza e il mio corpo sembrava estendersi, come se lo spazio-tempo si fossero distesi, e adesso il mio pressochè immateriale sè stava simultaneamente nel e fuori del mio corpo. Non c'erano suono, niente dolore, e niente paura. Potevo vedere è guardai attorno nella stanza. Il soffitto aveva una parvenza fluida con alcune flebili venature solide che ancora perduravano. Mi vedevo distesa su un letto. Ero una persona? Mi ricordo che me lo chiesi, come se non fossi del tutto sicura di cosa le persone fossero, ma conservassi ciò nonostante una qualche nozione di loro.
Quello che accadeva non riguardava più "Krista" nel senso fisico, perchè ora essa era al di là del soffitto trasparente. Mentre salivo, non mi identificavo in alcun modo con il corpo o le persone nella stanza, ero piuttosto una osservatrice distaccata, benchè ancora "Krista" nei limiti della mia consapevolezza. Avevo la mia identità terrena, e mi sentivo più viva che mai.
Era pieno di gente attorno al mio corpo adesso. Una persona in blu a sinistra. dapprima notai che si era chinata sul mio addome. E poi, molto rapidamente, si sollevò e porse un qualcosa a qualcuno alla mia destra. Egli prese questo qualcosa e mi diedero rapidamente le spalle cosicchè non potevo vederli ma volevo vedere!

Una persona stava vicina alla mia testa, e piazzava qualcosa sul mio petto. Una altra persona in blu entrò nella stanza e stette lì come a valutare quanto accadeva, poi venne alla mia destra e si unì alla iperattività attorno a me.
"Che sta succedendo". Mi sentii costretta a rimanere. Cosa avevano passato a quella persona? Cosa sarebbe accaduto alla persona sul letto? mentre continuavo a guardare, divenni lentamente sempre più attaccata a quanto osservavo.
Improvvisamente, una forza iniziò a tirarmi a sinistra. Resistetti per qualche secondo, ma la forza era più potente del mio desiderio di restare. Mi voleva, e sapevo che qualsiasi cosa mi volesse doveva essere importante, più importante del mio desiderio di rimanere fissa in questo luogo. Capendo questa cosa, scelsi coscientemente di lasciarmi andare.
Nell' istante in cui questa decisione fu presa, iniziai a muovermi a velocità spaventosa attraverso qualcosa che potrei solo definire come uno spazio blandamente delimitato di materia semifluida. Era immenso e piccolissimo al tempo stesso. Sentico come se potesse in qualsiasi momento o esplodere o collassare attorno a me.
Nessuna definizione esisteva fra la mia coscienza e quella delle sue "pareti", che erano composte di tale fluido come un flusso di energia. Mentre volavo in avanti venivo interfusa da questa energia e più proseguivo più mi sentivo permeata da un indefinibile, irrefutabile, sconfinato amore.
Questo amore ed io eravamo interdipendenti; nessun punto di separazione esisteva; eravamo l'un l'altro. Che beatitudine! Non c'era dolore, non c'era ansia, non c'era paura. I soli sentimenti erano quelli di amore, pace e gioia. Non desideravo nulla, come non vi fosse altro da desiderare.
Entro questo spazio, mi vennero simultaneamente fornite tutte le risposte a tutte le domande della mia vita terrena, con l'eccezione di una. C'era una domanda a cui non sarebbe stata data ancora risposta.

Fu a questo punto che virai alla mia destra verso una densa nebbia dal colore grigiastro. Mentre la avvicinavo rapidamente, potei intravedere delle figure scure e indistinte. Erano molto vicine fra loro, all' altro lato di un ingresso. Avevano forma umana ma potevano essere viste solo come ombre in tale forma. Riconobbi una di queste figure essere un ragazzo. Fu il primo a entrare nella visuale, e aveva le parvenze di un piccolo Tom Sawyer, con un cappello dalla lunga tesa e una veste. Voleva stare davanti a tutti e desiderava che lo riportassi nel reame fisico. Anche gli altri attorno a lui volevano che tornasse. Sentivano il mio desiderio di aiutarli e lo usavano per attirarmi.
Non ero a mio agio entrando in questo reame. Non mi sembrava un luogo di amore come il precedente. Avrei potuto andarmene ma volevo aiutare il bambino davvero. Mentre mi muovevo ulteriormente in questo reame, gli altri cercavano di avvantaggiarsi del mio desiderio di aiutare, e mi vennero tutti vicini, il loro desiderio e volontà mi tiravano da tutte le parti. Erano pieni di dolore e così desiderosi di andarsene. Dapprima volevo salvarli tutti, ma capivo che era un compito troppo grande per me. Travolta, desiderai lasciare quel luogo, e l'istante in cui il desiderio si presentò, mi allontanavo dalle figure grigie, via dal bambino, e non guardai indietro.
Avevo modificato la mia esperienza attraverso la mia stessa intenzione, ed ero di nuovo mescolata con lo spazio sconfinato di amore divino, ma vi stetti solo brevemente quando, di nuovo per mia intenzione, viaggiai attraverso un cancello, una specie di passaggio, che mi introdusse a quello che io chiamo il mio Eden. Portai questo amore con me attraverso il cancello, ed era puro, una coscienza di questo amore, e per tutto quello che mi circondava.

Mentre viaggiavo attraverso questo cancello, mi sentii immediatamente immersa con tutto quello che era attorno a me. Ero un tutt' uno con i fiori gialli vibranti che spuntavano davanti a me, ero una cosa sola con le cascate di acqua che venivano giù da delle rocce in un lago ristallino. Ero un tutt'uno con le colline distanti e verdeggianti e il tranquillo cielo azzurro sopra di loro. Ero una unica cosa con il profondo verde e i colori dei fiori davanti a me.
Che gioia trovarsi in un posto simile!
Sentivo che ogni parte del paesaggio era una espressione unica del Divino che ara stato scelto per me, e da me. Una densa foresta contrastava con la potente scena di fiori gialli e cascate d'acqua. Intuitivamente, sapevo che quel che si trovava fra questi alberi non era nè buono nè cattivo, e che io ne ero parte, così come ero parte di tutte le altre cose nel mio bel Paradiso. Avevo la possibilità di addentrarmi in questa selva oscura, ma provai la sensazione di sapere già quale sarebbe stata la mia esperienza lì. Invece, scelsi di restare dove ero. Non volevo sperimentare altro che bellezza, nonostante la foresta avesse una sua bellezza.
Poi, dall' amore che era al tempo stesso dentro e attorno a me, mi venne comunicato che dovevo operare una scelta fra tre. Uno, entrare nella foresta. Ma avevo già respinto quella ipotesi. La seconda scelta era di continuare nella realtà che mi attorniava adesso. E la terza era di tornare nel mio corpo, e riprendere la vita che avevo lasciato. Tuttavia, se avessi scelto quest' ultima cosa, avrei dovuto far fruttificare questa mia espreienza rendendomi di servizio agli altri.
Guardai la bellezza attorno a me, e ancora una volta ne sentii la enormità; l' amore, la pace, l'unità.
Il mio battito cardiaco ritornò alle 9.26am.

Appresi più tardi che il mio medico fu il primo a intervenire, era appena tornato dalla sua luna di miele e fu il primo a rispondere al codice di chiamata. Era appena arrivato nel suo ambulatorio che si trovava proprio accanto all' ospedale. Era appena rientrato dalla sua luna di miele e stava controllando la posta quando qulcuno gli disse che era richiesto nel reparto gravidanza.
"Ok arrivo subito", mi disse in seguito di avere detto. "No, ci devi venire IMMEDIATAMENTE".
Posando la sua posta, corse il breve tragitto fra il suo ambulatorio e l'ospedale. Arrivò nella sala parto e rimase sconvolto da quanto vide. Non c'era nulla nella mia storia medica, nel decorso della mia gravidanza, che indicasse un rischio di complicazioni al parto, e tuttavia eccomi lì, morta su un tavolino e con il mio bambino ancora dentro di me.
Raccontò a me e a mio marito che i successivi cinque minuti furono una rapida successione di passi per impossessarsi del mio bambino il più velocemente possibile. Il massaggio cardiaco venne interrotto e una rapida incisione venne fatta per farvi passare il mio bambino. Persi parecchio sangue durante questa cosa, e continuai a sanguinare per altre ore in seguito. talmente tanto, che necessitai una trasfusione.
Un cardiologo cui capitava di essere lì vicino epr visitare dei pazienti, rispose al codice. Mi disse in seguito che questa non era la sua routine solita, e che in circostanze normali il lunedì alle 9.30am era nel suo ambulatorio a visitare i pazienti. Anche un chirurgo cardiotoracico era con lui e venne in mio aiuto, assieme ad un altro ostetrico.
Queste erano le persone che, in un apparente casualità di eventi, salvarono la mia vita e quella di mia figlia.

In seguito a questi eventi trascorsi tre giorni in terapia intensiva e in un coma artificiale. Entrai in una coagulazione infravasculare disseminata, che è una conseguenza possibile della AFE, dove il sanguinamento è incontrollabile. Venni sottoposta a trasfusione e alla fine il mio sanguinamento cessò. C'è una alta mortalità sia in caso di AFE che in caso di coagulazione infravascolare disseminata.
Dopo di che venni tolta dalla ventilazione forzata e messa in una stanza personale. Mia figlia era stata portata in un altro ospedale dove vi era un NICU, e in seguito mi fu portata. Mi sentivo come se la avessi già incontrata, ma non ricordavo dove.
Mi dimisero al sesto giorno, ed era molto. Avevo carenze mnemoniche importanti. E NON AVEVO PAURA di niente. Ero un tipo A, ansioso, una persona molto agitata prima della mia esperienza premorte, e adesso ero completamente diversa. Questa sensazione era meravigliosa. Mi sentivo libera per la prima volta in vita mia.
Mi ricordai la mia esperienza premorte circa tre mesi dopo l'evento. La sognai più vivida che se fosse stata tridimensionale.
Provai a condividere la enormità di queste cose, ma non sentivo affatto di essere capita. Mi rivolsi online al dottor Jeffery Long, che mi rispose. Gli dissi che mi ricordavo la mia esperienza premorte ma ancora sentivo che c'era qualcosa che non ricordavo. Mi disse di prestare attenzione ai miei sogni. Non gli avevo detto nella email che fu attraverso dei sogni che la mia esperienza premorte mi tornò a mente.
Trascorsi i mesi successivi occupandomi di mia figlia, e dopo 3 mesi cominciai il mio nuovo lavoro come assistente medico. Stavo ancora combattendo con la mia memoria (e continuo a farlo), e a lavorare duro per reimparare tutto di nuovo. Conoscevo molti dettagli durante il mio apprendistato medico, ma adesso non più. Al tempo stesso, volevo solo stare con mia figlia.
Durante i mesi e gli anni successivi alla sua nascita, fui combattuta se credere davvero a quento mi era successo o non credervi. Sembrava una battaglia itneriore che andava avanti tutto il tempo. Ero cambiata, ma tutti si aspettavano che io fossi la stessa persona di prima. Così provai a venire incontro a queste aspettative, almeno per cavarmela durasnte la vita di ogni giorno.
Nei 13 anni successivi alla mia esperienza premorte ho cambiato specializzazione medica 8 volte. Come assistente, posso farlo, e non riuscivo a torvare una collocazione dove sentissi di satre davvero facendo quel che dovevo. La più grande soddisfazione la avevo quando sapevo di stare aiutando qualcuno. Mi negai la bellezza della mia esperienza premorte e le nozioni che avevo appreso da essa. In breve, esse erano che siamo qui per amare ed esprimerlo in tutto quel che facciamo. Non mi sembrava che dovessi agire così però e seppellii la mia esperienza, e ne fui infelice, incerta e insoddisfatta come risultato.
Ho svolto molto lavoro interiore negli ultimi 3 anni, e mi trovo ad un punto dove non ho paura di essere me stessa, cioè una persona che ama e che esprime la sua passione nel mondo. La mia intenzione è di farlo, e di aiutare anche gli altri a vivere la loro vera natura.

Al momento dell' esperienza la sua vita era in pericolo? Credo sia stata messa in pericolo da un embolo dovuto al liquido amniotico.

E' difficile ripetere l'esperienza a parole?

Come erano il tuo livello di autoconsapevolezza e coscienza in quel momento? Più cosciente e consapevole del normale. Tutto il tempo le cose erano percepite con una intensità maggiore, specie l'amore. Non avevo pensieri, solo sensazioni.

Era come un sogno? Non ho mai sperimentato nulal di così acuto.

Suoni o rumori insoliti? Non c'era suono.

Ti sembrò che la coscienza si separava dal corpo? Sì vidi il mio corpo sotto di me, solo che non sapevo di essere io al momento. C'erano persone attorno. Questa cosa non la ho verificata, ma io sapevo che era reale.

Che emozioni hai provato? Dapprima confusione, curiosità ed amore. Quando vidi quegli altri esseri, mi sentii in obbligo e sopraffatta, e poi sollevata per un breve momento.

Sei passato per un tunnel? No

Hai visto una luce? Ho vduto una luce bianco-grigia.

Hai incontrato altre creature? Ho incontrato un essere definito, o meglio una voce di origine chiaramente mistica e non terrena. Gli altri esseri che erano nella luce bianco grigia erano come ombre, ma umane.

Hai incontrato persone a te note? Ho incontrato questi esseri di ombra,ma non li conoscevo personalmente.

Hai avuto una rivisitazione della tua vita trascorsa? No.

Hai visitato altri luoghi o paesaggi, livelli e dimensioni? Un luogo chiaramente mistico e non terreno. Un bel paesaggio, e prima di esso un nebbioso spazio bianco grigio.

Spazio e tempo ti sembravano alterati? Le cose sembravano accadere istantaneamente. Oppure il tempo aveva perso ogni significato....una cosa così. C'era una sequenza, ma il tempo non vi prendeva parte. Non esisteva. Tutto si sentiva come istantaneo.

Hai avuto la sensazione di possedere una qualche conoscenza o sapienza speciale? Tutto riguardo all' universo. Tutte le domande che avevo nella mia vita terrena abbero risposta simultanea.

Hai raggiunto una qualche struttura limitante o un confine? Sì, il paesaggio.

Hai raggiunto un punto di non ritorno? Giunsi alla determinazione cosciente di "ritornare" alla vita....il paesaggio era la mia barriera. Avrei potuto proseguire se avessi voluto.

Hai acquisito cognizione di eventi futuri? No

Hai avuto l'impressione di avere cognizioni o scopi speciali? Sì, che tutto è amore, e che dobbiamo diventarne consapevoli e vivere dall' amore.

La tua vita o le tue credenze sono cambiate dopo questa esperienza? Ampie modifiche nella mia vita....Non appena tornai, la vita prese una energia tutta nuova. Sento che posso svolgere il mio compito e che lo sto facendo anche mentre scrivo questo. Creo e con-creo la mia vita, e ne sono profondamente consapevole....

L' esperienza ha influenzato il tuo rapporto con gli altri? Con la vita quotidiana, la pratica religiosa, la carriera eccetera? Penso che viviamo per amare. Bisogna sapere come vivere questa consapevolezza.

Ritieni di avere posseduto sensazioni o poteri psichici prima di questa esperienza o averne acquisiti? Posso leggere le persone e "sapere" i loro motivi per le cose che fanno, mi sento più connessa agli altri per questo.

Hai condiviso la tua esperienza con altri? Sì, quando la ho ricordata la prima volta la ho condivisa con la mia famiglia e i miei amici stretti. Non sapevano cosa rispondere, i più ascoltarono educatamente. Cercavo un aiuto, ma non potevano darmene. Provai a contattare altre persone che potevano avere avuto una esperienza premorte, ma continuavo a sentirmi isolata. Decisi che era solo per me, la tenni per me per anni. Ora però vorrei condividerla con altri che possono esserne curiosi, ma non imporla agli altri. Non la pubblicizzo. Lavoro ancora nel campo medico e la mia impostazione predominante è di non credere nell' Aldilà, oppure pensare che le esperienze premorte sono create da reazioni chimiche nel cervello eccetera.

Quali conoscenze avevi delle esperienze premorte prima di questo evento? Avevo visto qualche talk show con della gente che raccontava la propria. Le trovavo interessanti. La mia esperienza premorte è come la loro nel senso che l' amore provato è indescrivibile.

A distanza di tempo cosa pensi riguardo alla realtà della tua esperienza premorte? L' esperienza era reale, di sicuro. La ho visssuta credendo a tutto. Intuitivamente sapevo cosa stava accadendo. Poi, iniziai a dubitare. Poi, capii che non potevo dubitarne, per il semplice motivo che sapevo di averla avuta davvero. Poi, combattuta fra questi dilemmi e ka necessità di reintegrarmi nella vita. Per farcela, nascosi la mia esperienza nei recessi della mia mente, ma essa stava sempre lì. Poi, capii che dovevo cambiare la mia vita perchè mi sentivo male così. Ho sentito di Eben Alexander che condivideva la sua, e di Anita Moorjani. Mi sono sentita convalidata nella mia esperienza e ho cominciato a parlarne un poco. Ho scritto qualcosa e vorrei scrivere di più in futuro.

L' esperienza ti è sembrata reale? Assolutamente reale.

La tua vita ha avuto delle modifiche specifiche in seguito a questa esperienza? Le mie relazioni sono più profonde perchè amo di più le presone.

Le tue credenze religiose sono cambiate dopo questa esperienza? No.

In seguito all' esperienza hai mai assunto sostanze o trovato situazioni che potessero riprodurla? No.

Le risposte fornite a questo questionario descrivono accuratamente ed esaustivamente la tua esperienza? Non ci sono parole per comunicare l' esperienza accuratamente. Solo sensazioni.

Ci sono parti di questa esperienza che ritieni maggiormente significative? No, sono tutte significative.